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Articolo- Intervista al Dr. TRIQUET

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Articolo- Intervista al Dr. TRIQUET

Messaggio Da Franconeri Francesco il Ven Mar 14, 2014 4:13 pm

Dopo essere stato pubblicato:

- sul bollettino Cim
- nel numero di Gennaio 2014 della rivista ufficiale ENCI " i nostri CANI"
- in questi giorni anche sul sito dell'Esposizione Mondiale Canina che si terrà a Milano nel 2015

questo il Link:  http://www.wds2015.com/blog/it/category/i-nostri-cani/


provvedo a pubblicare, di seguito, l'articolo-intervista al Dr. TRIQUET.

A nome di tutti gli appassionati della razza, ringrazio Massimiliano Ravaglioli per lo splendido lavoro che svolge con passione per questa razza.


L’articolo e le foto sono tratte dal numero di gennaio de I nostri cani, organo ufficiale Enci.




Intervista a Raymond Triquet, creatore del nuovo Standard
“ECCO IL DOGUE DE BORDEAUX”
Come si è giunti alle diverse modifiche. Il compito degli esperti giudici


Il prof. Raymond Triquet, fin dai primi anni ’60 ha contribuito in modo determinante alla ricostruzione della razza. Considerato da tutti gli appassionati per questo motivo il “padre” del Dogue de Bordeaux, il prof. Triquet nel 1970, già presidente della Société des Amateurs de Dogues de Bordeaux, redasse un nuovo Standard più chiaro e dettagliato sulla razza, con la collaborazione del dott. Maurice Luquet, pubblicato nel 1971. Il proprio impegno sostenuto dai suoi collaboratori, verso la metà degli anni ’70, ha significato un importante aumento nella diffusione del Dogue de Bordeaux in Francia e, di conseguenza, molto probabilmente, la salvezza della razza.

Professore, quando nasce l’esigenza di aggiornare uno Standard e pertanto quali tipi di evoluzioni può subire una razza?
Dunque… riformulazione dello Standard.
Quando iniziai ad interessarmi del Dogue de Bordeaux nei primi anni ’60, lo Standard era impreciso e soprattutto comprendeva delle esagerazioni pericolose per la razza come ad esempio il “prognatismo del mascellare inferiore di almeno 1 cm”, oppure la “circonferenza della testa superiore all’altezza al garrese”. Questo nuovo Standard è servito da modello per lo Standard ufficiale della FCI adottato a Gerusalemme nel giugno del 1987 e la cui definizione è: “Descrizione metodica dell’archetipo”, vale a dire il modello ideale verso il quale tutti gli allevatori dovrebbero tendere.
Recentemente (2004 – 2006) ci sono state delle precisazioni sullo Standard per evitare gli ipertipici, pertanto: teste “mostruose” che superano di circonferenza largamente (20%) l’altezza al garrese, fronti che sovrastano il muso, pieghe della pelle ridondanti, in particolare dietro il tartufo oppure dietro le arcate sopraciliari e, il cuscinetto sulle guance che frontalmente dona al cane l’aspetto di un orangotango. La comparsa di un Dogue de Bordeaux marrone (color cioccolato) e delle macchie bianche invadenti, ci hanno condotti a precisare nel paragrafo “colore” che il Dogue de Bordeaux è spesso, in verità, “carbonato di marrone”. Per meglio dire, ogni pelo presenta una zona fulva o sabbia e una zona marrone. Non è mai marrone-cioccolato, con peli completamente marroni sulla totale lunghezza. Questo mantello nella razza non è mai esistito ed è geneticamente molto differente dal mantello carbonato (agouti). Per questo motivo costituisce un difetto da squalifica.

Si notano nei ring esemplari non omogenei. È possibile uniformare un criterio di giudizio tra gli esperi di razza, che dia un’ulteriore indicazione selettiva, oppure è comunque necessaria una distinzione di opinione tra i Giudici?
I Dogue de Bordeaux non sono esattamente omogenei.
Quando mi sono impegnato a fondo nella rinascita del Dogue de Bordeaux, la razza era molto eterogenea, erano presenti esemplari “Bordolesi”, “Tolosiani”, di “Saint Hubert” (Saga du Dogue de Bordeaux). Grandi progressi sono stati fatti fino ad oggi, ma ci sono ancora certi soggetti che mancano di tipicità mentre al contrario, troviamo delle esagerazioni: musi troppo lunghi o troppo corti, teste rotonde non trapezoidali (caratteristica, spesso poco sanzionata dai giudici), costati piatti, cani alti sugli arti o al contrario troppo bassi a terra. Tuttavia bisogna osservare che una perfetta omogeneità sarebbe catastrofica per una razza. La razza deve conservare una certa diversità genetica, come ho già detto nel mio “Dizionario Enciclopedico”: “La razza non è un’addizione di copie conformi”.
Quanto alla “diversità di opinioni” dei Giudici è un’altra questione. I giudici non devono preferire uno o quell’altro tipo, dovrebbero rispettare lo Standard e per questo cominciare con il conoscerlo a fondo, cosa che suppone una solida formazione. Occorre che non si lascino trascinare dalla “moda” e non giudichino i cani come se fossero solo delle statue. Bisogna invece esaminare il Dogue in azione come facciamo nel Club del Dogue de Bordeaux in Francia durante il test del movimento, che ritengo molto utile per la razza.



Professor Triquet nel suo libro, La Saga du Dogue de Bordeaux, lei scrive: “Molossoide brachicefalo, tipicamente concavo”. Con il termine “concavo” o celoide, desiderava indicare soltanto i profili della testa, quindi nel comportamento degli assi cranio-facciali convergenti, oppure attenendosi al concetto di “alloidismo” si riferiva all’insieme dei profili e pertanto anche quelli del dorso?
La costruzione di razza è quella di un molossoide tipicamente concavo, in tempi antichi utilizzato per la caccia all’orso e al cinghiale (Les Alans de Gaston Fébus) e nei secoli XVIII e XIX utilizzato per i combattimenti soprattutto nei circhi di Bordeaux (Saga du Dogue de Bordeaux).
Il Dogue de Bordeaux è concavilineo (terminologia del Baron) e non solamente nella testa: la schiena tende ad incavarsi, le estremità sono spesse e anche la pelle è spessa (contrariamente ai convessilinei).
Attraverso la selezione sono state frenate certe tendenze concavilinee, limitando la predisposizione di piedi eccessivamente in fuori e controllando la linea dorsale che non si presenti troppo cadente come nei Bulldog. Questo è il motivo per cui diciamo che il dorso deve essere “sostenuto il più possibile”.

Tuttavia non possiamo negare che nella razza, in alcuni casi, c’è una maggiore tendenza alla sopraelevazione del posteriore a causa di diversi fattori, tra cui un’eccessiva apertura dell’arto pelvico.
Lei ha ragione nel dire che l’inclinazione della schiena in avanti è accentuata dagli “angoli troppo aperti delle membra pelviche”, è ciò che gli amatori chiamano “angolazione dritta”. E’ un difetto nel Dogue de Bordeaux che molti Giudici non rilevano. L’incrocio occulto con il Bulldog per accorciare il muso, ha donato nello stesso tempo delle angolazioni dritte e dei dorsi cadenti.

Nello Standard viene descritto che l’angolo della scapola rispetto all’orizzontale è circa 45°, mentre l’angolo scapolo-omerale è poco superiore a 90°, comprensibilmente un tale angolo predispone il cane ad una accentuata prominenza sternale, pertanto dell’avampetto e quindi ad un sbilanciamento del treno anteriore del cane in avanti.
Il Dogue de Bordeaux è brachimorfo o brevilineo (vocabolario del Baron). Non è perfettamente armonico (Baron) perché il corpo è leggermente più lungo che alto.
Credo che la proporzione lunghezza del corpo/altezza al garrese di 11/10 sia conforme alla realtà.
L’angolo di 90° scapolo-omerale lo è certamente meno.
Comunque è vero che, di profilo, si mantiene una certa prominenza dello sterno.

Professor Triquet, mi piacerebbe ascoltare ciò che più le preme ribadire in riferimento alla razza e alla selezione, che possa essere un’ulteriore indicazione significativa per tutti gli allevatori.
Quello che mi auguro?
Che si continui a produrre dei Dogue de Bordeaux ben costruiti, attivi, capaci di correre e di saltare di gioia. Evitare gli ipertipi, le “pieghe orrende” come diceva già Kunstler nel 1910, i mostri. Cercare di produrre con tutti i soggetti “eccellenti” e non solo con i Campioni, nel rispetto dello Standard, controllando la qualità del movimento e cercando di allungare l’aspettativa di vita media nella razza.
Amate i vostri Dogue, non soltanto per la vanità dei titoli ottenuti, dei premi e del denaro, ma per quello che essi sono. Loro vi ricompenseranno.

Massimiliano Ravaglioli
Consigliere Sezione Dogue de Bordeaux del Club del Molosso

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Franconeri Francesco
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